domenica 4 novembre 2012

The Secret - "Agnus Dei" (2012)

http://www.brooklynvegan.com/img/metal/secretart.jpgAnche se certe notti mi sveglio urlando “De Bello Gallico” sono sicuro che il loro prossimo disco avrà un nome completamente differente. Perché? Non lo so; ma è ciò che mi auguro. Ma passiamo ai fatti. Continuando sulla strada inaugurata dal precedente “Solve et Coagula” The Secret continua sul suo imperturbabile cammino in nome della perspicuità sonora e del deliberato pastiche estetico. La ricetta è rimasta quella dell'eponimo, penultimo disco: mostrando un tutt'altro che comune “dono della sintesi”, i ragazzi di Southern Lord continuano a far passare dal collo di bottiglia generi di estrazioni disparate quanto difficilmente sintetizzabili. Eppure, eccolo qui. E con il tocco magico dell'ormai prezzemolato dr. Ballou il risultato è quasi... retorica. Fate vobis.






domenica 28 ottobre 2012

Converge - "All We Love We Leave Behind" (2012)

E' la quindicesima volta che provo a buttare giù qualcosa che, più che criticamente efficace, risulti almeno leggibile. Ora basta: che la pioggia inizi a cadere. Ho ascoltato il disco e alla nausea l'ho riascoltato. E' stata un'esperienza interessante, oltre che esteticamente gratificante. Ma ciò che più mi è rimasto in testa è il titolo di questo incredibile album: strano a dirsi, sembrerebbe che la denominazione contenga qualcosa di assolutamente “definitivo”. Tutto ciò che amiamo, indietro lo lasciamo. La domanda è: perché? Chi risponde colpevolizzando il tempo, chi la distanza intrinseca a qualsiasi relazione e chi infine incolpa sé stesso. O almeno ci prova. La verità? Non è luogo per comprenderla. Tanto meno per comprendere un disco di questa portata (I). Registrato negli ormai famigerati God City Studios dall'inossidabile Kurt Ballou, è l'ennesima prova di forza del direttorato-Converge. Il pregio? Se dovessi citarne uno: quest'album è un dannato “breviario”. Di cosa? Temo che sia quanto di più vicino ci sia ad una dispensa generosamente elargita, dispensataci al fine di carpire alcuni dei principali aspetti della discografia convergiana. Una summa. Ma sto già venendo meno al punto (I).
Buon ascolto.







giovedì 25 ottobre 2012

Downfall Of Gaia - "Suffocating By The Swarm Of Cranes" (2012)

Che vi siano tappe formative, boe da oltrepassare è chiaro in musica come lo potrebbe essere per l'esistenza generalmente presa. Se però alla questione etica viene legata a doppio filo quella musicale,
ogni boa oltrepassata si fa segno di un implicito cambiamento di orizzonti. Downfall Of Gaia è sempre stato, a partire dai propri nome ed estetica, qualcosa di più che una contaminazione in termini di cifre stilistico/musicali: un percorso che, a partire dalla propria voluta denominazione, rappresenta il cammino degradante compiuto dal genere umano. Difficile, dunque, interpretare diversamente da un sintomo del medesimo degrado la loro affiliazione a Metal Blade. Un'interpretazione felicemente smentita dall'uscita di "Suffocating By The Swarm Of Cranes", disco in grado di mutare le precedenti inclinazioni stilistiche in qualcosa di più del semplice rimpasto. Se mi scusate il paragone potremmo osservare nella composizione di questo lavoro qualcosa di simile a quanto avvenuto al (quasi-) perfetto "AWLWLB", capace di mutare il sound dei Converge in qualcosa di felicemente sommativo: ovvero, il pregio di non banalizzare la diversità dei contenuti proposti all'interno di un percorso. Quanto emerso dallo split con gli svedesi In The Hearts Of Emperors era una ben più marcata venatura black, sporcata e resa al contempo più eterea dall'approccio volutamente "post" scelto dalla realtà berlinese. Un sound che non può che riportare alla mente lavori di band come i Vestiges, dai quali pare che i DOG abbiano definitivamente mutuato l'impostazione rimasta "in potenza" nei precedenti (e soddisfacenti) lavori. Parlando in termini puramente musicali, ciò che balzerà all'orecchio fin dalle prime note dell'opener è la più curata attenzione dedicata ai suoni, frutto oltre che del lavoro compositivo e del cambio di batterista del più efficiente lavoro di produzione, efficienza difficilmente raggiungibile nel difficile seppur onerevole mondo DIY. Gli elementi di diversificazione dai precedenti sforzi non mancano e si noteranno sin da "Drowning By Wing Beats", perfetto esempio ed alfiere di quanto la direzione intrapresa testimoni una più che palpabile evoluzione: strutture compositive dalle durategià sperimentate, ma cariche e pregne di un songwriting decisamente più calibrato e maturo, capace di rendere omogenee le svariate influenze (che, come avrete avuto modo di sentire dai precedenti lavori, svariavano dal neo-crust al post-rock più atmosferico).Insomma, quanto mi trovo a proporvi è per me una mezza ed eccellente sorpresa: passatomi accanto in sordina si rivela uno tra i papabili dischi autunnali, senza se e ma. E questo, per dirvi che il suo ascolto rischia di risultare morboso ed ininterrotto.Se andate cercando alcune delle migliori espressioni di quest'ondata di sperimentazione a cavallo tra la "riforma" del post-hardcore e il parentato con le oscurità atmosferiche non rimarrete certo delusi. Nel caso in cui siate neofiti del campo, sicuramente un prodotto adatto a farvi innamorare. Ciò che vi consiglio di fare, oltre che di procedere all'ascolto, è di dare un'occhiata alla splendida edizione in vinile. O di supportare in qualunque modo vi venga in mente la band.
A presto. No dai, non è vero.





mercoledì 4 luglio 2012

Verse - "Bitter Clarity, Uncommon Grace" (2012)

I pensieri rimbalzanti fra le pareti dei miei (tragicomici) diciott'anni li hanno spesso annoverati tra i beniamini dell'OST, tanto da rimaner basito alla notizia del loro scioglimento. Ma ora che sono tornati più grandi di prima è per me una gioia poterli ascoltare sentendo le stesse identiche sensazioni. Può darsi che non essendo ancora cresciuto confonda "qui" ed "allora", come può d'altronde darsi che siano sempre loro: follemente amata band. Verse è per me un atto sentimentalmente associato ad "Aggression", e all'impressione che si potesse difficilmente andare oltre a quel ragionato mix di atmosfere tese tra melodia ed urgenza. Ma ora che "Bitter Clarity, Uncommon Grace" è stato stuprato da un certo quantitativo d'ascolti posso assicurarvi l'irrevocabile collasso di quella convinzione: Kaputt. Parlando di musica mi sento spinto a sottolineare come, senza colpi di coda né improvvisi cambiamenti di rotta, l'evoluzione di questa band si ponga nel solco tracciato dai precedenti lavori. Nessun tipo di particolare cambiamento vi distrarrà dalla ricetta già gustata, ma credo rimarrete piacevolmente sorpresi da un più maturo gioco d'incastri strutturali. Niente della verve tipicamente "hardcore" della band rimane sacrificato, pur essendo in parte scostata l'attitudine "chugga chugga" dell'illustre predecessore. Se è Verse ciò che andate cercando, vi basterà bussare per trovarvi a casa. Call it a comeback.








domenica 8 aprile 2012

Code Orange Kids - "Embrace Me // Erase Me" (2010)

Le etichette son per chi ha tempo di trovarne. Per conto mio vi dico che se siete nel numero di coloro che adorano i soliti cut'n'paste di velocità più o meno sostenute, potreste rischiare di sentirvi a casa. Code Orange Kids è il nome di una band che fino ad una mezz'ora fa non mi era dato di conoscere: essendo i muri di camera mia arancioni non posso fare a meno di rendervene partecipi. La questione è: ha senso che si continui a riproporre coordinate musicali già sperimentate? Sì, se fatto in maniera così dignitosa. "Embrace Me // Erase Me" è il secondo e non ultimo EP di questi ragazzi, e merita tutto il rispetto dei patterns che sanno come strapparti le corde vocali senza il bisogno di usarle fisicamente. E vista l'uscita in tape: riavvolgere. Ad libitum.








martedì 27 marzo 2012

Pallbearer - "Sorrow And Extinction" (2012)

Dopo qualche era geologica di inattività torna la divulgazione musicale di Boredrome. Yuppidù. No, non è una sorta di comeback ormonale imputabile alla primavera né tantomeno la mia voglia di vivere ad impennarsi. E' semplicemente: dovrei studiare, ma forse è meglio di no. Ciò di cui vorrei rendervi partecipi oggi è un'allegra combriccola di ragazzi statunitensi, più precisamente figli dell'Arkansas. Riguardo all'ultima affermazione ci sarebbero kg di battute da sprecare, ma preferisco passare oltre, concentrandoci sul prodotto in questione. Recentemente uscito in doppio vinile per Profound Lore, è una sana dimostrazione di come l'impronta "classica" delle sonorità doomy sia decisamente attualizzabile. Non mancando di una produzione vigorosa, in grado di rendere giustizia alla lentezza "leviatanica" del sound, i Nostri propongono quella che sembrerebbe una buona sintesi di quanto offerto dal genere dagli albori ad oggi. Se ciò che vi appassiona è la ricetta "standard" del settore in questione, non mancherete di trovarla intrecciata ad influenze più recenti e di un certo sapore post. Unico neo, per chi non ci si può "naturalmente" trovare: un vocalist di chiara influenza sabbathiana. A volte può essere gradevole, a volte no. Questo spetta chiaramente a voi deciderlo. Il link è lì. Primo vere.






sabato 17 dicembre 2011

Bane - "Holding This Moment" (1998)

Su Boredrome poca novità, molta fuffa. Questa sera, angolo emozionale: Manuel vi parla dell'edge e di come gli abbia cambiato la maglia. Ero piccolo e bevevo un sacco di alcolici per dimostrarmi che sì, avrei potuto essere una personalità eversiva. Inoltre, emancipavano socialmente. Ne avevo un gran bisogno, fidatevi. Nel mezzo della mia frastornata attività intellettuale ebbi modo di scoprire le meraviglie dello straight edge e da allora in poi vivo sobrio per la rivoluzione. Mi piacerebbe credere che voi tutti siate d'accordo con me, nel dire che lo straight edge sia la cosa più bella del mondo. E' stata una sorta di illuminazione istantanea e devo al grande Ray questa mia nuova, pura esistenza. Ora si balla puliti. Che a voi piaccia o meno, così stanno le cose. Se poi avete qualche problema basta che mi scriviate o che ascoltiate questo disco: è davvero bello, sapete? Ci son le chitarre taglienti, i coretti e fanno le pause per gridare frasi sobrie, dove ti si dice che anche tu potrai farcela in questo sporco, crudele mondo. Naturalmente, ad indici e nervi tesi. Give yourself a chance.


Boredrome!

In sala d'attesa ci si annoia: c'è chi fatica a salutare, chi dondola su sé stesso scandendo i secondi persi e chi tempesta di nervosa empatia l'ultimo arrivato. Le riviste, solitamente, fanno Schifo. Ecco perché indossiamo le cuffiette. Farsi cullare dal suono è in fondo un buon modo per dimenticarsi che dal dottore, prima o poi, ci finiamo tutti.

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Amen.

Adfrì

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