sabato 17 dicembre 2011
Bane - "Holding This Moment" (1998)
Su Boredrome poca novità, molta fuffa. Questa sera, angolo emozionale: Manuel vi parla dell'edge e di come gli abbia cambiato la maglia. Ero piccolo e bevevo un sacco di alcolici per dimostrarmi che sì, avrei potuto essere una personalità eversiva. Inoltre, emancipavano socialmente. Ne avevo un gran bisogno, fidatevi. Nel mezzo della mia frastornata attività intellettuale ebbi modo di scoprire le meraviglie dello straight edge e da allora in poi vivo sobrio per la rivoluzione. Mi piacerebbe credere che voi tutti siate d'accordo con me, nel dire che lo straight edge sia la cosa più bella del mondo. E' stata una sorta di illuminazione istantanea e devo al grande Ray questa mia nuova, pura esistenza. Ora si balla puliti. Che a voi piaccia o meno, così stanno le cose. Se poi avete qualche problema basta che mi scriviate o che ascoltiate questo disco: è davvero bello, sapete? Ci son le chitarre taglienti, i coretti e fanno le pause per gridare frasi sobrie, dove ti si dice che anche tu potrai farcela in questo sporco, crudele mondo. Naturalmente, ad indici e nervi tesi. Give yourself a chance.A Day To Remember
Buttate un breakdown in piscina e saprà di cloro. Mettetelo sulla latta dell'Orzo Bimbo e affabilmente vi sorriderà.
E poi mi dicono che ascoltare la trash è fico.

Go It Alone - "Vancouver Gold EP" (2005)
La virata hardcore prosegue. Spostiamoci nelle ridenti terre canadesi. Penso a "Canada" e: Ontario, sciroppo d'acero, hockey e Go It Alone. Questa band mi fa impazzire, ragazzi. Adoro il loro suono, le loro tematiche e quelle venature melodiche. So desperate. Ma andiamo al sodo. Io credo che la città di Vancouver debba vantare squisite sovrastrutture, per far sì che un bell'EP come questo porti il suo nome. Aldilà della consueta ricetta di casa, questo piccolo contributo si fa notare per una cupa marcia in più. Ad accompagnare le consuete strizzatine d'occhio al neomelodico ed alla disperazione gridata troviamo qualche cadenzata venatura rock'n'roll. Davvero davvero. Penso di potere affermare che i ragazzi fossero molto svegli, oltre che canadesi. E poi, parliamoci chiaro: ci sono pure gli straight edge. E' un marchio di garanzia. Che lo sciroppo d'acero scorra a fiumi.
I palazzi di Vancouver
I palazzi di Vancouver
mercoledì 23 novembre 2011
Government Warning - "No Moderation" (2006)
Plebeian Grandstand - "How Hate Is Hard To Define" (2010)
Quanto odio. Quanto odio sgorga dalla musica e dai testi dei Plebeian Grandstand, che dalla tribuna plebea di Tolosa fan partire i loro strali e la loro rabbia verso il tutto e i tutti, i belli e i brutti, lo Shuttle e lo Sputnik e ogni cosa che faccia rima ed assonanza, visto che l'odio è universale.
Il suono è molto improntato ad una scuola chaotic hardcore, molto à-la-Converge e à-la-primocddeiNormaJean in un certo senso, che li pone in maniera differente rispetto all'hardcore-screamo medio ed alla direzione intrapresa dai loro più famosi amicici di Lione, i Celeste.
Per essere HARDCORE fanno canzoni di durata un pò lunga, ma cioè, è comunque sempre pieno di sfuriate di batteria che neanche la sindrome di Tourette e di trovate spezzaritmo\ossa\quant'altro: spendete cinque minuti della vostra vita e date una chance ai Plebeian Grandstand. Vi potrebbero dare un franch kiss.
(Un certain graçon)
martedì 22 novembre 2011
Charles Bronson - "Youth Attack!" (1997)
Ma quant'è bello, il Charlie. Non ho molto da dire a riguardo di questo dischetto. E' veloce, ha un Adone del trash in copertina ed è un classico. Tutto questo è "Youth Attack!". Di marca Charles Bronson. La band ha uno tra i nomi migliori che la storiografia musicale possa annoverare ed è a dir poco "seminale", per quanto riguarda il suo circoscritto e affascinante habitat stilistico. L'unico consiglio che posso elargire: evitate l'ultima traccia. E' sopra il minuto, ovvero noiosa. Dai, scherzo. No, non è vero. Scaricate, fruite!lunedì 21 novembre 2011
La Crisi - III - Paura a colazione (2011)
Adoro la colazione, è un momento mistico. Per quanto mi riguarda non c'è niente di meglio, a livello nutritivo, di una sana e abbondante colazione. Magari, perché no, condita da un caffè. Sulla copertina di questo ultimo lavoro dei La Crisi c'è una caffettiera e la cosa non può che provocare il mio interesse. Insomma, è un bel disegno di caffettiera e la rappresenta bene ed è accattivante, nel suo complesso. Questo c'entra poco col disco, posso comprenderlo, ma non ho molto da dire a riguardo. Non ho ancora finito di ascoltarlo davvero e sento il bisogno di condividerlo con Voi, personcine amabili. La spasmodica pulsione di dire: "Hey, un un vuovo ciddì da mandare a memoria". Quindi: eccovelo. Ho fatto l'errore di ascoltarli, da piccolo, ed ora non riesco a non ripetere il gesto. Stavo aspettando di potere ascoltare questo capitolo III e devo dire, acriticamente, che non c'è niente che non mi aspettassi di trovare. E niente di meno di ciò che m'aspettassi, di trovare. In definitiva: non vi resta, come al solito, che premere play. Il link ve lo lascio qui sotto, come tradizione ha consolidato. Orsù: scaricate, gioite. La vita è breve e con adeguata connessione un download lo è ancor di più.P.S: il caffè va preso amaro.
Verme
L'altra sera (diciassette/undici) ero al Cox18 e ho avuto modo di sentirli per la seconda volta. Sono stati bravi e ho cantato i coretti; mi sono divertito, posso asserirlo in grado massimo. Quindi, riassumiamo qui il loro corpus artistico (paroloni-per-boccucce): hanno fatto due EP ed un 7", mi piacciono tutti; qualcuno più e qualcuno meno. Ma temo che questo sia nella natura delle cose. Ultimamente tendo ad essere piuttosto breve perché, lapalissiano, scrivo in maniera piuttosto noiosa. Umilmente, lo scopo è che voi ascoltiate la musica che propongo Qui. Adesso ve li metto in ordine temporale e voi li scaricate e li ascoltate e sono sicuro che vi divertirete un sacco. Copiosi baci.
.Un verme resta un verme EP (2010)
.Vai verme vai EP (2011)
.Bad Verme 7" (2011)
venerdì 21 ottobre 2011
More Than Life - "Love Let Me Go." (2011)
E' tornato l'autunno, con le mezze stagioni se n'è andata l'apatia estiva, è tornato un freddo perfetto per chiudersi in casa a sproloquiare sulla rete ed è pure morto Gheddafi. Tutto va a favore di Boredrome (soprattutto l'ultima novità).
E dopo BoredToDeath,ora pure Un certain Graçon is back, bitches.
A proposito di bitches e dei sentimenti provati per esse (per lo più risolti in un finale negativo, come testimoniati dalle frange dei componenti della band), tutto LOVE LET ME GO si basa su di esso. Una superba dimostrazione di hardcore melodico romantico e appassionato da parte dei cinque ragazzi di Dodge City.
C'è in effetti una forte carica sentimentale da "ragazzi della provincia che si buttano veramente nelle storie d'amour", un pò alla Black Snake Moan (un film che NON vi consiglio), a partire dai testi (li potete leggere!) alla copertina con l'immagine della ragazza a seno scoperto che aggiunge un'idea bohemienne e solenne al tutto (è un'immagine triste = no autoerotismo, intesi?).
Se si fossero evitati la citazione da "Vi presento Joe Black" e soprattutto fossero venuti in Italia invece di paccare quando noi giovani paladini dell'hardcore già pregustavamo di andare ad Arese a piangere ripensando alle nostre storie passate (ed alla morte di Gheddafi), sarebbero stati anche meglio.
Ma vabbé, piangere possiamo piangere lo stesso ascoltando loro. E farlo nella solitudine delle nostre camerette è molto più true.
giovedì 20 ottobre 2011
Civil Civic - "Rules" (2011)
Adesso va di moda essere un po' minimali & sbarazzini: mi sa che piace alle sbarbe. Non intendo dire, naturalmente, che (faccia) fico andare in giro coi pantaloni risvoltati sulle scarpe di tela. Anzi, probabilmente lo fa. Sicuro però che quest'uscita la vedo bene in tandem con il mirabolante ritrovato stilistico e quindi prescinderò dal farmene influenzare. Il disco in questione, "Rules", ha un titolo insipido. Però la copertina mi piace e i Civil Civic non sono di certo band che vi farà fermare al dato grafico. Il disco dovrebbe uscire il 7 novembre ma è, magikabula, già online. Non so se fosse o meno aspettato dalle folle e non so di quale popolarità goda il duo ma, posso garantirvelo, potrebbe essere la scelta azzeccata della giornata. Lasciatevi trasportare dall'istantaneo battito dei vostri piedi di fata e dalle spensierate ondate synth. Ecciù.
mercoledì 12 ottobre 2011
Crash of Rhinos - "Distal" (2011)
Scrivendo queste poche parole farò finta che il blog sia davvero attivo e che io viva per portarlo avanti al pieno delle facoltà. Nah, cazzate. In ogni caso siamo ancora vivi ed è autunno, la bella Stagione: lapalissiano che debba essere accompagnata da qualche bel Disco. Il primo di questa carrellata è per me "Distal", dei Crash of Rhinos. I boys sono inglesi e fanno qualcosa che assomiglia ad uno dei dischi emo che hanno arrossito i primi 90s. Solo che, forse, suona anche meglio. Per quanto mi riguarda un ascolto irrinunciabile e, vista la qualità delle poche tracce in questione, non prorogabile. Facciamo che io ve lo "linko" qui sotto e voi lo scaricate? Sì. Facciamo così. Poi barricatevi nella cameretta e fatemi sapere. P.S: saranno nel Bel Paese dal 17 al 20 novembre. Non scordatevi di un fortuito incontro con loro.
sabato 3 settembre 2011
Raein - "Ogni Nuovo Inizio" (2009)
Ogni nuovo inizio costa considerazioni infinite, compresse negli istanti in cui la loro elaborazione giunge al culmine. Forse sei tracce per comprendere sono troppe, prolisse. Ma forse no. I Raein hanno dato alle stampe questo fantastico mini-album nell'ormai distante 2009 e, forse, questo nuovo inizio è tra il miglior materiale da loro composto. Abbandonate le acide sferragliate al sapor d'emoviolence li ritroviamo qui più "dilatati", consapevoli di potere abbattere i muri colpendo sul crash e non solo premendo l'acceleratore. Ciò che anima l'intero disco è un pensiero musicale, un concetto elaborato a passi e distillato con sapienza. Una rivelazione in musica o una semplice considerazione resa vivida, più vivida che mai dall'impianto stilistico musicale della band romagnola e dall'incredibile buon gusto della lirica in italiano. Questo è probabilmente uno tra i miei dischi preferiti e rischio di risultare terribilmente imparziale. Ma va da sé. Questo è uno tra i tanti gioielli italiani non ancora del tutto dissepolti ed averlo qui in vinile mi esalta terribilmente. Io ve lo posto qui, in semplicità, per chiudere la porta in faccia ad un'estate che ci sta mettendo troppo a darci l'arrivederci. Spero possiate apprezzare quanto il sottoscritto.lunedì 15 agosto 2011
THE MIRE - "Volume II" (2010)
Questa è una musica che parte in lontananza, come se provenisse da un oceano o ancora più giù, come se dalle profondità di un abisso un piano e un violino accompagnassero il capitano Nemo nella sua caccia ai suoni della vastità acquea che lo circonda.
Ok, dopo questa premessa altisonante come neanche Zarathustra (o anche il buon Brunny va bene) saprebbe fare, parliamo di chi siano gli autori di questa musica: i The Mire sono quattro giovinotti da Brighton che hanno deciso di punto in bianco di darsi ad un post-metal lento, quasi sornione ed atmosferico.
Volume II presuppone che ci fosse anche un Volume I. Effettivamente è così, solo che questo è il primo mini-album vero e proprio che la band produce, quello prima era più un EP. Solo che il primo mai lo sentii, quindi lasciamo perdere le quisquilie e parliamo del II.
Infarciti di pianoforti ed archi dolenti, i brani sono atti a toccare le corde del nostro sentimentalismo, ma tuttavia senza risultare eccessivamente pucciosi o ruffiani. E sanno pure dare dei suoni decenti alle loro parti più "heavy. Hanno pure un bell'artwork. E hanno dei bei capelli. Ed hanno suonato coi Black Breath. E sono amici degli Architects. E sanno fare gli assoli. E hanno un package improntato sul satanismo.
Be Forest - "cold." (2011)
Un dischetto da sbrodolata on your maglietta; tanto è da lavare.I Be Forest sono young, (not so) loud & pesaresi. Fanno delle cose molto 80s, molto "revival" come piace dire ogni tanto. Però lo fanno bene, senza riuscire ad essere lanciati nella scatola dei cloni: è già un grosso risultato, considerato che questo "Be Cold" è il loro primo, ottimo disco sulla lunga distanza. Per dire quattr' cose sul piattone vi dirò che i Joy Division mi piacciono un sacco. Anche i New Order e pure i Cure. Anche i Jesus & Mary Chain; e avete capito quali altre robe. La natural conseguenza all'ascolto di un disco come questo è quindi: "ancora". Sui carrozzoni ci salti solo con stile, no? Lasciate che le variazioni di toni freddi commuovano il vostro tender heart e sarete pronti per un nuovo, brumoso autunno. Revival.
martedì 19 luglio 2011
Touché Amoré - "Parting The Sea Between Brightness And Me" (2011)
Flettere i muscoli facciali è fare esercizio d'autocoscienza: tagliare il ghiaccio che ci circonda con il semplice e rauco strillo che un sorriso, un pianto potrebbero emettere. Che sia questo un "canto del cigno" o semplicemente l'inizio di un'infinita attività dinamitarda poco importa. La rabbia che cola dai solchi di certi dischi non è assolutamente effimera e forse, per quanto ci si possa provare, nemmeno esorcizzabile.Touché Amoré è un interessantissimo e gagliardissimo combo di base a Los Angeles. Nonostante l'intero pattern di questo disco si rifaccia ad una ormai consolidata tradizione sonora non si può affatto negare che questi ragazzi abbiano compiuto qualcosa di estremamente difficile. Convincere "come" Orchid, Raein o i primi Alexisonfire senza esserlo non è affatto facile e la missione si può ritenere compiuta dando uno schizzo d'attenzione al secondo botto sulla lunga distanza. "Parting The Sea Between Brightness And Me" fa centro con una spregiudicata immediatezza e chiunque abbia già assaggiato la consolidata ricetta dal precedente "... To The Beat Of A Dead Horse" non mancherà di constatare che le cose proseguono meglio e ancor meglio. Affilati come rasoi ed essenziali come tradizione "impone" i ragazzi calano tredici facili colpi che non mancheranno di trascinarvi per una buona dozzina di bis. Che si muovano sul taglio di rasoi come "Pathfinder" e "Uppers/Downers" o sulle correnti saggiamente alternate di "Home Away From Here" non mancheranno di stupirvi con una più che ispirata trazione integrale. Di una sgraziata pulizia questa uscita per Deathwish, Inc. non riesce davvero a mostrare lati deboli: abbandonata la volontaria trascurezza dei precedenti lavori si può apprezzare tout court la capacità tecnica di una band capace di sorreggere adeguatamente la prova vocale di un frontman impeccabile non solo sul piano sonoro, ma anche lirico. Non resta che approfondire, quindi, il materiale in questione e farsi due calcoli: questi ragazzi rischiarano le sere piovose. Questione di venti minuti.
"If you've never had the chance say Alleluja."
domenica 17 luglio 2011
Anchor - "Recovery" (2011)
La brachicardia è un lusso per pochi. Alcuni cuori battono insistentemente e muoiono giovani, pieni d'una vita che non esprimeranno. Mai. Ecco perché sono contento di constatare che il cuore degli Anchor, come annunciato dalla stessa opener dell'ultima loro fatica, batte ancora convinto d'una vita che in qualche modo trascende la marea delle tendenze più in voga. Fedeli ad una concezione "politica" della musica che suonano, gli svedesi dimostrano anche a questo giro di boa di sapere unire coerentemente un solido punto di vista "ideologico" ad un'incredibile carica musicale. Se nei precedenti episodi il loro suono aveva mostrato pregi e difetti di un approccio prettamente "90s" alla materia, questo disco farà la felicità di chi affianco alla carica dei mid-tempo avrebbe preferito sentire qualche accenno più sostanzioso alla melodia. Senza fraintendermi, naturalmente: non è un disco che avrebbe potuto pubblicare Lookout!. Detto questo, il materiale inserito in lista si presenta davvero bene: rientra, imho, tra i migliori usciti in ambito in questa prima metà di 2011. Una produzione ben curata e calibrata contraddistingue il lavoro svolto assieme alla Let It Burn, capace di non lasciarsi sfuggire quella che, almeno finora, si sta dimostrando una sicurezza su tutti i fronti: in studio come live. Non resta quindi che encomiare questi ragazzi per il lavoro svolto e per l'onestà di alcune scelte che certo non mancheranno di esporre tramite la loro musica. Che siano le rasoiate di "Hemingway" e "Awakening" o il (grandioso) sing along di "Testament"... "let our voices form the weapon".Cursed - "III: Architects Of Troubled Sleep" (2008)
Ammettiamolo pure: ricopriamo determinati avvenimenti del nostro ormai sepolto passato di un'aura speciale, spesso frutto di una inconsapevole fiction di noi stessi. E questo indipendentemente dalle nostre più o meno stabili credenze. Come un caffè può assumere il peso di un monito così lo può fare, a maggior ragione, un disco. Di sicuro quest'opera ultima dei canadesi Cursed eserciterà un fascino umbratile: non ha alcuna importanza la cosmogonia di cui vi possiate credere parte.Uscito nel 2008 a tre anni dal predecessore "II", questo ultimo tassello del trittico è forse il disco più maturo a sorgere dall'apparentemente caotico calderone sonoro della band di Toronto. Non ci sono molte parole per descrivere le sensazioni che queste note mi hanno provocato all'ascolto. Un grande dono della sintesi a forgiare un mix in costante bilico tra le più disparate attitudini "estreme" verso l'onda sonora: questo è principalmente ciò che fa ancora sentire la mancanza di una band come i Cursed, in grado di offendere senza requie timpani, ossa e intelletti. Proseguendo il cammino intrapreso dai due precedenti dischi, "III" si presenta con un paio di tirate di schioppo imbastardite dal crustcore della più recente scuola americana: Tragedy, His Hero Is Gone e From Ashes Rise sembrerebbero essere gli spettri che abitano le strutture di "Night Terrors" e della successiva "Magic Fingers". Niente di più sbagliato sarebbe credere che ci si fermi alla semplice sporcizia sonora. A dare corpo ad una tracklist piuttosto variegata ci penseranno le tracce successive, corredo della più che spiccata propensione del gruppo a calcare differenti territori: il "r'n'r" di "Antihero Resuscitator" o le opprimenti ritmiche sludge di "Friends In The Music Business" e "III"? E' un invito ad arraffare tutto, non a selezionare. La capacità della band è forse qui espressa al limite del possibile e, magari, è proprio la funesta fine dell'avventura in questione (un furto tout court durante l'ultimo tour europeo) ad essere un condensato di quella crudeltà che, oltre ad animare i propositi sonori di questo piccolo gioiello, si fa colonna portante del fluire quotidiano. Sporco, casuale: ma non troppo.
lunedì 11 luglio 2011
Punch - "Push Pull" (2010)
Un manipolo di veloci(ssimi) ragazzotti e screamin'-donzella, da San Francisco. Non ho tanta voglia di sprecare le solite roboanti parole per introdurvi alla materia in questione. Ok, l'ho appena fatto. Questi sono i Punch e vi assicuro che vi faranno adorare la prospettiva di lanciarvi di pancia dalla vostra scrivania, sempre che ne abbiate una. Sempre che qualcuno, lì sotto, sia pronto a sorreggervi. Detto questo gambe in spalla, assimilate carboidrati e procuratevi del deodorante: c'è un linkino che vi attende. One, two fuck you.sabato 25 giugno 2011
Go It Alone - "Histories" (2007)
Capita anche alla veneranda età di vent'anni di sentire quel bisogno di bruciare i tempi, perdersi in un bagno di sudore per osservare soddisfatti la strada percorsa. Certe giornate, effettivamente, sembrano essere costruite apposta perché siano slittate velocemente, il più rapidamente possibile. Meglio l'insipido ricordo d'esse, che la consapevolezza d'averle vissute pienamente. L'oblio è analgesico.
La mia pillola d'oblìo del giorno è questo concentrato di veloce, grattato e ben composto hardcore punk. Recuperato dalla sacca dei dischi da troppo in standby, giunge con provvidenziale puntualità a scandire i minuti di quest'infame giornata. E lo fa il più velocemente possibile. Go It Alone è un progetto morto da qualche anno ormai, con base a Vancouver: Canada. La provenienza, va da sé, è tutt'altro che fondamentale in questi casi: la qualità non ha fissa dimora e i nostri hanno avuto modo di girare parecchio, prima di appendere la rabbia al chiodo. La musica che compongono questi ragazzi canadesi, come già anticipato, è un hardcore veloce e ben bilanciato; a rendere però più interessante la miscela è un fraseggio di chitarre dai toni a corrente alternata, in grado di portare sopra il comune livello ciò che sostanzialmente rimane dell'ottimo revival youth crew. E' innegabile: "Histories", datato 2007, trae spunti e origine dal lavoro che bands come i Battery avevano già impostato nei primi 90s. Resta da capire perché, quindi, citare un disco che nonostante la bontà rappresenti un "già detto". Innanzitutto perché ci sono poche uscite d'ambito in grado di vantare la stessa attitudine all'introspezione dei muscisti in questione: non è poco, ora che l'intera sottocultura in questione ha perso la sua aura d'impegno e sentimento, cosa che fondamentalmente la contraddistingueva agli esordi. In secondo luogo perché non sono molti i dischi, in un insieme chiuso come quello in questione, a dimostrare una solidità del genere. L'invito a questo punto è di dare un'occhiata al vostro stereo, sorridergli e promettere che questo disco sarà presto inserito nell'apposito vano: sempre che non abbiate già cliccato l'apposito link sottostante.
La mia pillola d'oblìo del giorno è questo concentrato di veloce, grattato e ben composto hardcore punk. Recuperato dalla sacca dei dischi da troppo in standby, giunge con provvidenziale puntualità a scandire i minuti di quest'infame giornata. E lo fa il più velocemente possibile. Go It Alone è un progetto morto da qualche anno ormai, con base a Vancouver: Canada. La provenienza, va da sé, è tutt'altro che fondamentale in questi casi: la qualità non ha fissa dimora e i nostri hanno avuto modo di girare parecchio, prima di appendere la rabbia al chiodo. La musica che compongono questi ragazzi canadesi, come già anticipato, è un hardcore veloce e ben bilanciato; a rendere però più interessante la miscela è un fraseggio di chitarre dai toni a corrente alternata, in grado di portare sopra il comune livello ciò che sostanzialmente rimane dell'ottimo revival youth crew. E' innegabile: "Histories", datato 2007, trae spunti e origine dal lavoro che bands come i Battery avevano già impostato nei primi 90s. Resta da capire perché, quindi, citare un disco che nonostante la bontà rappresenti un "già detto". Innanzitutto perché ci sono poche uscite d'ambito in grado di vantare la stessa attitudine all'introspezione dei muscisti in questione: non è poco, ora che l'intera sottocultura in questione ha perso la sua aura d'impegno e sentimento, cosa che fondamentalmente la contraddistingueva agli esordi. In secondo luogo perché non sono molti i dischi, in un insieme chiuso come quello in questione, a dimostrare una solidità del genere. L'invito a questo punto è di dare un'occhiata al vostro stereo, sorridergli e promettere che questo disco sarà presto inserito nell'apposito vano: sempre che non abbiate già cliccato l'apposito link sottostante.
The Black Dahlia Murder – “Ritual” (2011)
Probabilmente l'album qualcosa-core dell'estate 2011. Il quintetto americano, già famoso e apprezzato praticamente ovunque, continua a macinare strada e ad ogni album cresce, imperterrito, come a voler sfatare i continui rimproveri sulla scena satura e che non sa, non osa proporre nulla di nuovo.Questo disco non scivola via, rimane ben impresso con melodie che citano un Metal più classicheggiante, ma riproposto talmente bene in chiave moderna che risulta estremamente efficace, donando freschezza all'ascolto come fanno le pale del mio ventilatore nella calura della stanza. Il rituale appunto, riesce alla grande tra ritmiche massicce, assoli quasi autoironici ma consapevoli, e voce taglientissima. Sembra proprio che non vogliano prendersi sul serio questi simpatici 5 ragazzi, ironizzando sottilmente su quanto ha a che fare con il mondo di Satana, sia con la musica che con i testi, che sembrano quasi scritti solo per poter pronunciare parole strafighe come "Necrosphere". L'utilizzo di questo tema da una costruzione all'intera produzione, trasformandolo in un prodotto musicale a 360° e a livello sonoro il disco respira, con una produzione non ultrapompata che permette ai Black Dahlia di darci dentro, saturando ogni frequenza disponibile con la loro tecnica paurosa. Da segnalare, la totale assenza di Breakdowns, del resto sono sempre stati meno –core e più death.
Insomma se paragoniamo il deathcore odierno al caldo estivo, il disco dei BDM è una giornata al mare, tra la sabbia, il sapore di sale e gli ombrelloni: esaltante e rinfrescante.
(BoredToCore)
venerdì 24 giugno 2011
La Piovra - "The First Discovered Treasures" (2007)
Custodamente gelositi: ecco come immagino i tesori di questo ineffabile mondo. Convinto che la validità di un prodotto artistico non si valuti sullo spettro della sua diffusione, sono sicuro che qualche copia di questo scrigno al vetriolo potrebbe ancora averla Cthuhlu fra i suoi adorabili tentacolucci. Anche questa sarebbe, tutto sommato, solidarietà di specie. L'ormai defunta creatura degli abissi della quale farò qui accenno ha trovato la morte nell'ormai lontano 2007, lasciando a noi posteri una manciata di canzoni in grado di rinverdire forma e contenuto di un genere spesso portato al suo minimo espressivo. La Piovra è stata, sostanzialmente, un breve atto inconsulto. Una consapevole riduzione ai minimi termini dell'esasperato hardcore punk, cosparsa da una gustosa spolverata di attitudine rock'n'roll. Episodi di esplosività garage miniaturizzata e tascabile, in grado di smuovere piedi e culi: poco importa se all'estero o nella nostra magic Italy. A titolare la lunghezza dei tentacoli di questa meteora sarà infatti la collaborazione con la label ammeregana Youth Attack!, la stessa ad essersi incaricata di inglobare il (forse) meglio degli accordi in un minimale ma ben curato cd-discografia. "First Discovered Treasures", dall'alto delle sue dodici tracce, contiene infatti la maggior parte del materiale composto dalla band veneta: 18 minuti di sporchi ronzii e latrati sguaiati. Che sia la vostra ultima sveviana sigaretta o la constatazione dei danni di anni di tentativi mancati questo dischetto farà per voi: non serve di certo essere amanti del primigenio hardcore americano per farsi avvolgere dalle viscide ventose di una giornata in laguna. giovedì 23 giugno 2011
How To Destroy Angels - "S/t EP" (2010)
Quest'album è un simpatico quadretto di famiglia, alla fin fine. E' infatti il risultato della collaborazione fra Trento Rezzenori (altrimenti noto come il poco famoso e poco influente mr. Chiodi di Nove Pollici), il suo amicone Atticus Ross e la moglie del primo, una mezzo-filippina che di nome fa Mariqueen Maandig, ex-West Indian Girl (cosa facessero sinceramente non ho ancora capito,il mio youtube si è rifiutato di farmi sentire più di due canzoni) ma soprattutto ex-ragazza-che-si-spoglia su pleiboi.Questa cosa ha destato un sacco di giudizi cupi sul lavoro degli H.T.D.A.: si è infatti sparlato parecchio dell'asian, che si diceva "arrampicatrice sociale della musica" (GOSSIP GOSSIP GOSSIP: su utubbo, dove non si vedono i video ma si leggono i commenti,si dice fosse nei West Indian Girl solo perché morosa del bassista), che la sua voce fosse marcia e comunque che fosse a dir poco INDEGNA. Beh, ora darò la mia opinione: sarà un'arrampicatrice sociale, ma quest'album è bello. La mano di Reznor e Ross si sente, la musica è abbastanza tipicamente Nine Inch Nails-style (in particolare gli ultimi album) ma c'è questa variazione della voce femminile che non stona affatto.E se stona, almeno non usa l'autotune per correggere il tutto.L'album è breve e si gode bene, il tappeto ritmico si espande e gli effetti fluttuano per l'aere saturando la stanza con un'atmosfera greve e misteriosa e la voce della Maandig ha un che di tribale, suggestivo, molto "HEY!" (il mio vocabolario è un pò ridotto).
In definitiva, consigliati soprattutto a coloro cui piacciono i Nine Inch Nails, le atmosfere da "room 101" e\o le asiatiche.
P.S: l'ep è downloadabile gratis sul loro sito ufficiale, pure! CHECARINI!
(Un certain graçon)
Buckaduzz - "The Big Slow EP" (2010)
Quattro ragazzi norvegesi convergono nello stesso punto della desolazione terracquea per darne un ritratto significativo.
Lo fanno dall'A.D. 2008 e il loro nome, per quanto ilare possa suonarvi, è Buckaduzz. Aldilà della consueta curiosità per il monicker, gli scandinavi sapranno dimostrarvi che la fantasia che posseggono non è esclusivamente linguistica. A loro detta i tre pezzi che vanno a comporre il mosaico sonoro di "The Big Slow" sono quanto potremmo chiamare una sorta di "blues abissale". Se la definizione calzi o meno toccherà naturalmente a voi deciderlo, ma non prima dell'ascolto di questo loro EP d'esordio. Il lavoro stilistico si dimostra saggiamente improntato a bilanciare i momenti di quiete e tempesta tipici del genere in questione: affianco a coinvolgenti bordate stoner-rock potremo trovare i consueti, onirici rallentamenti groovy. Il tutto condito da tonnellate di sano, caldo e avvolgente fuzz. Non rimane che ascoltare e aspettare ulteriori sviluppi; li aspettiamo: scivolare tra le braccia di Morfeo qui è uno spasso.
De-Bore!
mercoledì 22 giugno 2011
Outrage - "Savior EP" (2008)
Straight On Target - "Mediocritas EP" (2011)

Oscuro campanalismo bussa alle porte di questo locus amenus!
Un immenso piacere vedere una band d'amici pronta al salto di qualità: davvero un ottimo debutto, quello dei piacentini Straight On Target. Qualsiasi cosa siano pronti ad affermare i detrattori di un genere effettivamente giunto a saturazione, l'esordio in questione è da segnalare per una visibile capacità di assimilare le ormai acquisite influenze per riproporle in una chiave tutto sommato personale. Forte di una (auto)produzione paragonabile ai migliori risultati in ambito, questo EP di quattro tracce più debita intro giunge alla meta senza il grosso deficit di entrare nella (non-aurea) "mediocritas" di molti loro colleghi. Non mancherò di sottolineare la marcata somiglianza ai più disparati mostri sacri della "scena" (Carnifex, Whitechapel per citarne un paio), ma non è questo a contare: se cercate un'uscita in grado di macinare i vostri timpani senza indugi siete nel posto giusto. Un pranzo apparecchiato, insomma, per tutti gli amanti del canonico deathcore e non solo. Cucinato da una bastante, energica verve strumentale e da un'ottima prova vocale.
Bon appetit.
Le Scimmie - "Dromomania" (2011)
Balzatomi alle orecchie per via di un mio caro compagno di merende, il nome tanto sospetto quanto intrigante de Le Scimmie si è subito impadronito delle mie facoltà investigative.Completamente all'oscuro di quanto avessero emanato prima di questo (autoprodotto) debutto sulla lunga distanza, posso dire d'essere rimasto lautamente ricompensato dallo sforzo: il duo abruzzese di Vasto ci sa fare, e manco poco. Un'abrasiva, ribassata e soprattutto ipnotica miscela di diversi approcci è quanto caratterizza il sound onirico di questo esordio sulla lunga distanza. Le dieci tracce di "Dromomania" scorrono senza intoppo alcuno, tutte legate dal fil rouge di un'attitudine puramente strumentale e misuratamente sfaccettata. Dico "misuratamente" perché non potrei negare che il chitarrismo del platter, oltre ad intessere ottime trame, pagherà non poco con chi non si troverà ad affrontare il monolite da aficionado. Ma bando alle ciance. E' con piacere che, come già anticipato un po' più su, si scorgono le molteplici e ben amalgamate influenze della band: doom, sludge, post-rock, qualche riff di sabbathiana memoria e una bella spruzzatina di sano stoner qui e lì. Questo è quanto. E non è poco. All'interno di questo disco sarà facile trovarsi a che fare con una "microcompressione" doom come "L'oblio mistico", seguita da episodi decisamente più incalzanti: basti dare occhio e orecchio all'incipit della title track o all'incedere à la Black Flag de "Il filo di lana". Non facendosi mancare nulla, qualche ingresso elettronico lo troveremo nei due episodi di "Athazagorafobia I/II": brani dai toni ed atmosfere post-rock, non certamente privi di un gusto che oserei definire 80s. Senza risultare noiosi e finti come romanzi di Dan Brown vi lascio dunque alla scoperta di quanto questi due ragazzi hanno da offrire.
Di certo non c'è male ad inziare con un "Dromomania", proprio qui su questo Noiadromo.
De-Bore!
Iscriviti a:
Post (Atom)
Boredrome!
In sala d'attesa ci si annoia: c'è chi fatica a salutare, chi dondola su sé stesso scandendo i secondi persi e chi tempesta di nervosa empatia l'ultimo arrivato. Le riviste, solitamente, fanno Schifo. Ecco perché indossiamo le cuffiette. Farsi cullare dal suono è in fondo un buon modo per dimenticarsi che dal dottore, prima o poi, ci finiamo tutti.
______________
Quel che troverete postato e/o recensito su questo blog è tutto fuorché frutto di uno sforzo remunerato. Inutile aggiungere che qualsiasi materiale disponibile al download non sia legato ad un nostro upload.
Supportate gli artisti in questione.
Amen.
______________
Quel che troverete postato e/o recensito su questo blog è tutto fuorché frutto di uno sforzo remunerato. Inutile aggiungere che qualsiasi materiale disponibile al download non sia legato ad un nostro upload.
Supportate gli artisti in questione.
Amen.
Blog Archive
- 2012 (6)
-
2011
(27)
- dicembre(4)
- novembre(5)
- ottobre(3)
- settembre(1)
- agosto(2)
- luglio(4)
-
giugno(8)
- Go It Alone - "Histories" (2007)
- The Black Dahlia Murder – “Ritual” (2011)
- La Piovra - "The First Discovered Treasures" (2007)
- How To Destroy Angels - "S/t EP" (2010)
- Buckaduzz - "The Big Slow EP" (2010)
- Outrage - "Savior EP" (2008)
- Straight On Target - "Mediocritas EP" (2011)
- Le Scimmie - "Dromomania" (2011)
Lettori fissi
Powered by Blogger.
Archivio blog
-
▼
2011
(27)
-
►
giugno
(8)
- Go It Alone - "Histories" (2007)
- The Black Dahlia Murder – “Ritual” (2011)
- La Piovra - "The First Discovered Treasures" (2007)
- How To Destroy Angels - "S/t EP" (2010)
- Buckaduzz - "The Big Slow EP" (2010)
- Outrage - "Savior EP" (2008)
- Straight On Target - "Mediocritas EP" (2011)
- Le Scimmie - "Dromomania" (2011)
-
►
giugno
(8)








