domenica 28 ottobre 2012

Converge - "All We Love We Leave Behind" (2012)

E' la quindicesima volta che provo a buttare giù qualcosa che, più che criticamente efficace, risulti almeno leggibile. Ora basta: che la pioggia inizi a cadere. Ho ascoltato il disco e alla nausea l'ho riascoltato. E' stata un'esperienza interessante, oltre che esteticamente gratificante. Ma ciò che più mi è rimasto in testa è il titolo di questo incredibile album: strano a dirsi, sembrerebbe che la denominazione contenga qualcosa di assolutamente “definitivo”. Tutto ciò che amiamo, indietro lo lasciamo. La domanda è: perché? Chi risponde colpevolizzando il tempo, chi la distanza intrinseca a qualsiasi relazione e chi infine incolpa sé stesso. O almeno ci prova. La verità? Non è luogo per comprenderla. Tanto meno per comprendere un disco di questa portata (I). Registrato negli ormai famigerati God City Studios dall'inossidabile Kurt Ballou, è l'ennesima prova di forza del direttorato-Converge. Il pregio? Se dovessi citarne uno: quest'album è un dannato “breviario”. Di cosa? Temo che sia quanto di più vicino ci sia ad una dispensa generosamente elargita, dispensataci al fine di carpire alcuni dei principali aspetti della discografia convergiana. Una summa. Ma sto già venendo meno al punto (I).
Buon ascolto.







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Boredrome!

In sala d'attesa ci si annoia: c'è chi fatica a salutare, chi dondola su sé stesso scandendo i secondi persi e chi tempesta di nervosa empatia l'ultimo arrivato. Le riviste, solitamente, fanno Schifo. Ecco perché indossiamo le cuffiette. Farsi cullare dal suono è in fondo un buon modo per dimenticarsi che dal dottore, prima o poi, ci finiamo tutti.

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