lunedì 15 agosto 2011

THE MIRE - "Volume II" (2010)

Questa è una musica che parte in lontananza, come se provenisse da un oceano o ancora più giù, come se dalle profondità di un abisso un piano e un violino accompagnassero il capitano Nemo nella sua caccia ai suoni della vastità acquea che lo circonda.

Ok, dopo questa premessa altisonante come neanche Zarathustra (o anche il buon Brunny va bene) saprebbe fare, parliamo di chi siano gli autori di questa musica: i The Mire sono quattro giovinotti da Brighton che hanno deciso di punto in bianco di darsi ad un post-metal lento, quasi sornione ed atmosferico.
Volume II presuppone che ci fosse anche un Volume I. Effettivamente è così, solo che questo è il primo mini-album vero e proprio che la band produce, quello prima era più un EP. Solo che il primo mai lo sentii, quindi lasciamo perdere le quisquilie e parliamo del II.
Infarciti di pianoforti ed archi dolenti, i brani sono atti a toccare le corde del nostro sentimentalismo, ma tuttavia senza risultare eccessivamente pucciosi o ruffiani. E sanno pure dare dei suoni decenti alle loro parti più "heavy. Hanno pure un bell'artwork. E hanno dei bei capelli. Ed hanno suonato coi Black Breath. E sono amici degli Architects. E sanno fare gli assoli. E hanno un package improntato sul satanismo.
Maledetti inglesi.
(un certain graçon)

De-Bore



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Boredrome!

In sala d'attesa ci si annoia: c'è chi fatica a salutare, chi dondola su sé stesso scandendo i secondi persi e chi tempesta di nervosa empatia l'ultimo arrivato. Le riviste, solitamente, fanno Schifo. Ecco perché indossiamo le cuffiette. Farsi cullare dal suono è in fondo un buon modo per dimenticarsi che dal dottore, prima o poi, ci finiamo tutti.

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